“Imparare a dirsi addio” di Paolo Parrini
“Imparare a dirsi addio” di Paolo Parrini (Samuele Editore, 2025 pp. 126) affronta il tema
sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei
ricordi, un metodo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l’assenza si riassesta nella
percezione del mondo e nella sua eredità. Paolo Parrini concentra l’elaborazione del proprio vissuto
nella necessità ineluttabile della separazione attraverso lo svolgimento di una energia poetica,
nell’omaggio alla continuità, supporta il legame interiore, dilata l’esperienza delle reazioni affettive.
La poesia di Paolo Parrini è come un rovo trafitto nel corpo e nell’anima, maturato nel varco
simbolico di una protezione e manutenzione emotiva, a difesa di una capacità evocativa di
resilienza, in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentieri introspettivi. Si
insinua come il profumo di un soffio vitale, unisce passato e presente, estrae il solco della
sofferenza nelle pieghe desolate dell’assenza, l’incisione della nostalgia nelle impronte familiari del
distacco. Il libro raccoglie la vulnerabilità umana e l’identità indelebile di una sincera testimonianza
trascorsa nella fugacità e nella transitorietà delle occasioni, con la preziosa dignità dello spazio e del
tempo dell’esistenza, la condivisione di ogni tagliente intreccio della vita. Integra la linea di confine
della malinconia nella fiduciosa conversione di ogni congiuntura con la rinascita istintiva del modo
in cui abitiamo il mondo. Include la frattura sradicata degli eventi come sospensione sentimentale,
lesione tangibile delle relazioni, aggiunge, nella crescita personale e nella prospettiva quotidiana
della cura, il rituale di conclusione, la liturgia prolungata alla dedizione d’amore, il vuoto della
mancanza incarnato pienamente e saggiamente nelle parole. Paolo Parrini consegna ai lettori
un’immersione lenta e inesorabile nella disperazione, ma anche una cognizione di un orizzonte che
rende visibile la soglia di una lontananza, avvicina l’equilibrio delicato dell’uomo alla fedeltà delle
abitudini, alle incrinature nel tempo, nel mestiere di vivere, esorta a indagare l’abisso per riuscire ad
accogliere i fantasmi dei conflitti inconsci, l’invocazione immaginaria di una presenza che ci prende
per mano e ci accompagna verso la conoscenza anche drammatica di noi stessi, in bilico tra
debolezza e resistenza. Descrive l’espressiva commozione di un’entità arcana, sovrannaturale,
nascosta nell’invisibile segretezza della memoria, affonda il respiro ancestrale dei luoghi nella
rivelazione di una traccia palpabile, mai sepolta del tutto, ripercorre le immagini rarefatte, consente
all’eternità di riaffiorare in tutta la sua forza lirica, travolge il passaggio struggente del congedo
come un avvenimento toccante che inghiotte la superficie oscillante degli oggetti, si nasconde negli
angoli bui delle stanze, nelle stagioni del cuore, nel silenzio instaurato fra smarrimenti sgombri di
parole, nel nome, nel corpo, nella voce. Riempie il calore originario, sussurra nella nudità essenziale
dei versi l’elegia del disincanto, abbandona l’ombra esitante della separazione, ancorata al pertugio
disabitato e privato di un canto delle vertigini. Difende le pareti che hanno assorbito i giorni e
restituito all’appartenenza il ritorno della dolcezza, il momento di pronunciare il suono per tornare
alla luce e riconciliarsi con le proprie ferite.
Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

“Imparare a dirsi addio” di Paolo Parrini (Samuele Editore, 2025 pp. 126 € 15.00) ù
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