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STOP AL PLAGIO INTELLETTULE

STOP AL PLAGIO INTELLETTULE
Il sonno della meritocrazia e la fatica sottratta
Quando si vive immersi nel privilegio, si finisce per perdere la capacità di comprendere le
ragioni dell’altro. È una cecità selettiva: chi è abituato a occupare i vertici del sistema non
percepisce più il peso della fatica altrui, quella “fatica del fare” che è l’anima di ogni
creazione originale. È infinitamente più facile sottrarre l’opera compiuta che attraversare il
processo necessario a generarla.


Ma qui non parliamo di un singolo episodio; parliamo di una deriva. Quando un
meccanismo di appropriazione diventa reiterato, il fatto che sia giuridicamente tollerato
non lo rende eticamente accettabile. Se il “prendere in prestito” si trasforma in un modus
operandi sistemico, la creatività muore e la meritocrazia si dissolve. Il rischio reale, che
forse stiamo già vivendo, è l’esodo delle menti più brillanti: artisti innovativi che scelgono di
smettere, stanchi di alimentare con il proprio talento dei simulacri che sopravvivono
rubacchiando, protetti dallo status.


Siamo davanti a un’arte che somiglia sempre più a una corsa ciclistica truccata: ci sono i
campioni dell’apparire che stanno a ruota, succhiano le energie di chi pedala nel vento e
poi sorpassano in dirittura d’arrivo grazie a un apparato di PR e contatti. Ma l’arte non può
ridursi a un gioco di ruolo o a una questione di “vidimazione” sociale.
Pier Paolo Pasolini, con la sua consueta lucidità, avvertiva che il successo è spesso solo
un’altra faccia della persecuzione, una “cosa brutta” che appaga la vanità ma svuota
l’uomo. Forse è proprio questa fame bulimica di successo a spingere certi “senatori” a non
studiare più, a non faticare più, preferendo il parassitismo all’intuizione. Le riflessioni che
seguono nascono dal mio caso personale, ma mirano a un bersaglio più grande: la difesa
dell’onestà creativa contro l’arte del saccheggio.


Il metodo Cattelan: trasformare il furto in performance mentre l’arte italiana resta
fuori dai Mondiali.


Ci sono persone che non possiedono nulla all’infuori della loro capacità di rubare
l’originalità degli altri e spacciarla per una propria stravaganza.

(Karl Kraus)


L’arte del baratto o il baratto dell’arte? Cronaca di un’idea “condivisa” (a mia
insaputa).


Il confine tra ispirazione e appropriazione è il terreno più scivoloso dell’arte
contemporanea. Ma cosa succede quando questo confine svanisce del tutto? Dopo aver
sollevato il caso del progetto di Maurizio Cattelan per la Design Week 2026 — che ricalca
in modo speculare il mio lavoro del 2025 — il dibattito sui social è esploso. Tra i molti
interventi, quello di Alessandra Mammì offre lo spunto perfetto per riflettere su un sistema
che scambia il saccheggio per genio. Ecco il post originale e la mia risposta al “metodo
Cattelan”.

IL POST:
TITOLO: CARO MAURIZIO, LA COLAZIONE LA OFFRO IO (MA L’IDEA ERA LA MIA).
È ufficiale: sono un genio. O almeno, lo sono quanto Maurizio Cattelan.
Con profondo stupore (e un pizzico di ammirazione per la faccia tosta) ho appreso del
nuovo progetto di Cattelan per la Design Week 2026 in Piazza Duomo. L’iniziativa,
celebrata su Artribune come una riflessione innovativa sul baratto e l’economia del dono,
ricalca in modo pressoché identico un mio lavoro ideato e formalizzato nel novembre 2025
anche questo pubblicato su ARTRIBUNE, ma non solo.


Stessa piazza, stesso meccanismo di scambio, stessa colazione. Una coincidenza così
incredibile che quasi quasi inizio a credere alla telepatia… o più semplicemente a un
“copia-incolla” d’artista d’alto bordo.
L’arte vive di influenze, ma quando la “citazione” diventa una replica fedele di un concetto
altrui senza alcun riconoscimento, si esce dal campo dell’ispirazione per entrare in quello
del PLAGIO INTELLETTUALE. È paradossale che un’opera che celebra il “valore del
gesto” si basi sulla sottrazione invisibile del lavoro di un altro creativo.


Vedere un pilastro dell’arte contemporanea che attinge a piene mani dalle idee di un
indipendente è, di per sé, l’opera concettuale definitiva: il furto come performance. Forse la
vera “opera” di Cattelan* non è il baratto in piazza, ma la capacità di convincere il mondo
che un’idea altrui diventi geniale solo se firmata da lui. È il marketing del parassitismo: se
lo fa un emergente è un’idea, se lo copia una star diventa un capolavoro.
Visto che il progetto si basa sul baratto, facciamo così: Maurizio, tu ti tieni la gloria, i
riflettori di Milano e le interviste patinate. In cambio, io chiedo solo un riconoscimento
simbolico da parte di chi l’arte la vive e la sostiene davvero.

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FACCIAMO PARTIRE LA PRIMA “PETIZIONE DEL MI PIACE” CONTRO QUESTO
LADROCINIO DI IDEE.
Non chiedo avvocati, ma un semplice Like. Se questo post riceve abbastanza supporto,
sarà la prova che il baratto è riuscito: io vi ho dato l’idea originale, voi mi date la
soddisfazione di non passare per l’ultimo arrivato mentre qualcun altro firma il mio lavoro e
si gode il buffet.
Un “Mi Piace” per dire a Cattelan che la prossima volta, per la colazione, può mandarmi
un DM: gli avrei suggerito volentieri anche il colore dei tovaglioli, visto che il resto lo ha già
preso tutto.


** Aprile 2026 Colazione-baratto di Maurizio Cattelan in Piazza Duomo inaugurerà la
Design Week di Milano | Artribune

***Novembre 2025 BARATTO BORESTA A Flashback Habitat Torino

IL COMMENTO di Alessandra Mammì:
“Fa riflettere. Ma come diceva Picasso: i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano…”

LA RISPOSTA: Oltre il baratto, il furto come sistema
Cara Alessandra, la citazione di Picasso che richiami è tanto celebre quanto
pericolosamente abusata. È l’aforisma perfetto per nobilitare il saccheggio creativo, ma c’è
un limite sottile che separa l’appropriazione intellettuale dal plagio sistematico e reiterato.
Se un ladro confessa il proprio crimine, non per questo va assolto; eppure, nel mondo
dell’arte contemporanea, sembra valere la regola opposta.

Maurizio Cattelan ha
trasformato la sua propensione a “prendere in prestito” le idee altrui in un brand. Ma se la
confessione diventa un paravento per giustificare ogni sottrazione, allora siamo davanti a
un mondo alla rovescia. Quando si daranno i meriti a chi realmente li merita?
È paradossale: ci lamentiamo dell’assenza di artisti italiani alla Biennale, ma è il risultato
naturale di un sistema che nasconde e sotterra chi, con il proprio lavoro e le proprie idee
originali, meriterebbe l’attenzione internazionale. Preferiamo sostenere il simulacro di chi
vive di rendita sulle intuizioni di artisti indipendenti, garantendo visibilità e futili guadagni a
chi ha i “santi in paradiso”.


Io avevo proposto una Fiera del Baratto d’arte, un format strutturato e pensato per far
circolare il valore in modo orizzontale. La proposta è stata ignorata, finché qualcuno di più
“scaltro” non ha fiutato la ciccia. Chi non ha vergogna non si limita a usare un’idea: la
mangia, e ti mangia.

Se solo ci fosse il coraggio, da parte di imprenditori e addetti ai lavori, di sostenere chi le
idee le produce davvero, ne guadagnerebbe l’intero sistema. Invece, assistiamo al solito
spettacolo di chi rubacchia qua e là protetto dal proprio status.
In fondo, è lo specchio di una meritocrazia tutta italiana, dove non vince chi ha l’idea
migliore, ma chi ha i contatti migliori per “vidimarla”. Siamo un Paese che ignora i propri
talenti indipendenti per correre dietro ai soliti noti che giocano di rimessa sul lavoro altrui.
Poi, però, non lamentiamoci se l’arte italiana non tocca palla all’estero o se la nostra
Nazionale di calcio non si qualifica per l’ennesima volta ai Mondiali: quando si smette di
allenare il talento vero e si premia solo la scaltrezza dei “senatori”, la sconfitta non è una
sfortuna, è un destino.


Ma non preoccupiamoci: sono certo che Cattelan, nel suo instancabile ruolo di “più furbo
della classe”, prima o poi si deciderà a organizzare ufficialmente la sua “Fiera del Baratto
d’Arte”. O forse, per amore di onestà intellettuale, farebbe meglio a chiamarla “L’Arte del
Saccheggio”. Sarebbe la sua prima opera davvero originale.
Pino Boresta

*** https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/il-baratto-boresta/

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